Istituto Comprensivo Statale "Padre Pino Puglisi" Palermo
Le parole e i fatti «E' importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell'uomo per i soldi. Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste. Tutte queste iniziative hanno valore, ma, se ci si ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti».
Beato Giuseppe Puglisi
Istituto Comprensivo Padre Pino Puglisi
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Il rifugio antiaereo nei sotterranei di Palazzo delle Aquile

Un commovente viaggio indietro nel tempo

data articolo 07/05/2019 autore Gabriella Notarbartolo   Indietro
foto articolo
Foto: Foto di gruppo al rifugio antiaereo
Martedì 7 maggio 2018 le classi 3^C, 3^D, 3^E e 3^F - accompagnata dai docenti Scuderi, Caruso, Campagna, Di Grusa, Marchetta, Notarbartolo, Cosenza e Di Maggio - hanno effettuato una toccante visita guidata presso il rifugio antiaereo presente sotto piazza Pretoria a Palermo.

Durante la II guerra mondiale, quando gli aerei nemici bombardavano le città, la popolazione si nascondeva nei rifugi antiaerei, detti anche “ricoveri”, cioè in luoghi sotterranei che proteggevano i civili dalle bombe. A Palermo ci sono diversi rifugi antiaerei, ma quello meglio conservato si trova sotto Piazza Pretoria. Ad attenderci c’era Wil Rothier, la nostra simpatica guida, che lungo i corridoi del rifugio e attraverso una raccolta di foto e reperti dell’epoca ci ha portato indietro nel tempo.

Al rifugio si accede da un varco sul muro all’interno del Palazzo delle Aquile e una volta entrati si viene catapultati in uno dei momenti più bui della storia del XX secolo. Il ricovero si presenta ancora nello stato originario di 73 anni fa, le panchine di cemento, i vecchi impianti di luce, i bocchettoni dell’aria arrugginiti, i bagni ormai scardinati e le scritte parietali: tutto riporta a un passato triste e pietoso. Gli ambienti sono umidi e freddi e provocano quasi un senso di soffocamento e oppressione. I ragazzi appena entrati si sono chiesti: come facevano a resistere qui sotto?

Il rifugio poteva ospitare oltre 500 palermitani ma la resistenza delle mura in cemento armato non era adeguata agli ordigni che lanciavano gli Alleati: il ricovero, infatti, poteva resistere a bombe da 100 chilogrammi, mentre i piloti britannici, americani e francesi sganciavano dall’alto dei cieli, testate da oltre 2 tonnellate.

Wil ha rievocato i momenti più brutti vissuti dalla nostra città durante la II guerra mondiale. Il 1943 è stato l’anno peggiore, infatti, a causa dell’avanzata su territorio siciliano degli Alleati, Palermo viene colpita duramente e a più riprese; viene sperimentato per la prima volta dagli Americani il metodo del "Bombardamento a tappeto". Sul capoluogo siciliano in un solo anno cadono oltre 1.800 ordigni alleati. Palermo ne esce devastata. Le vittime sono migliaia; biblioteche, chiese, ospedali e case vengono distrutte.

Purtroppo i bombardamenti non si fermeranno con la conquista alleata, perché la nostra stessa aviazione e la Luftwaffe tedesca continueranno a bombardare Palermo e a fare vittime fra i civili.

Wil ha poi parlato di altri due ricoveri, uno sito sotto l’attuale Biblioteca Regionale e un altro, tristemente famoso, a Piazzetta Sett’angeli: nell’aprile del 1943 una bomba con scoppio ritardato, in origine destinata alla Cattedrale, perfora questo rifugio e scoppia all’interno, facendo una strage. I morti sono incalcolabili visto che il regime, dopo poche ore di scavi, decide di ricoprire il cratere creato dall’ordigno con il cemento armato, seppellendo letteralmente le vittime. Proprio per questo motivo, conclusa la visita a piazza Pretoria, si è deciso di andare a piazzetta Sett’Angeli dove è presente un monumento commemorativo che ricorda le vittime civili di quel terribile periodo.

Tale iniziativa è servita non solo a collegare la storia studiata sui libri alla realtà della propria città ma soprattutto a infondere nelle nuove generazioni la cultura della pace e della fratellanza.

Un ringraziamento speciale va fatto a Wil Rothier, che grazie al suo entusiasmo e alla sua preparazione, ha saputo coinvolgere i ragazzi durante la visita destando il loro interesse e la loro partecipazione.

Guarda le foto nella photogallery.

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